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Pasquale Casale e il suo anno a Sorrento

Pasquale Casale e il suo anno a Sorrento: “Avevamo lo stesso problema dell’attuale squadra: far punti in casa. Simonelli? La mia bestia nera…”

SERVIZIO A CURA DI MAURIZIO LONGHI. Era una mezzala che ha fatto le fortune di diverse squadre. Si pensi al Pisa, di quel team guidato da Aldo Agroppi, fu un autentico trascinatore fino a condurre i nerazzurri in massima serie. Pasquale Casale ha indossato anche le maglie di Napoli e Avellino, e proprio quando era tesserato con gli irpini, che militavano in massima serie, scese di categoria fino in C2 per vestire la casacca rossonera del Sorrento. In quella fase concitata di mercato fu sul punto di approdare al Genoa in cadetteria, ma tutti questi retroscena ce li racconta ai nostri microfoni. Sono tante le curiosità che lo riguardano e di cui si sa poco, come il fatto che, durante la sua esperienza pisana, entrò nell’orbita di Bearzot che pensò di portarlo alla trionfale spedizione spagnola della Nazionale Italiana. Quando poi ha conseguito il tesserino di allenatore professionista a Coverciano, è stato compagno di stanza dell’attuale CT dell’Italia, Cesare Prandelli. Quella stagione in costiera del ’87-’88 con Papadopulo in panchina, si concluse con un quinto posto dignitoso ma si poteva fare molto di più, mister Casale ci spiega i motivi per cui non si lottò per la promozione: “Quella squadra aveva lo stesso problema di quella attuale: si esprimeva meglio in trasferta. Ricordo che facevamo sempre belle partite con la difesa a cinque, ma in casa quell’assetto ci penalizzava. Non riuscivamo a scardinare le difese, eravamo una bella squadra, lottavamo anche per qualcosa di importante ma poi incappammo in diverse battute d’arresto nel nostro campo e questo ci impedì di alimentare qualsiasi ambizione”. Prima che sbarcasse a Sorrento, ebbe la possibilità di calcare palcoscenici di categorie più prestigiose, lui che aveva alle spalle già un ricco pedigree: “Si venne a creare una situazione paradossale ad Avellino con l’esonero di Vinicio, la rosa aveva bisogno di essere sfoltita e, nel mese di gennaio, fui ad un passo dall’accordarmi con il Genoa in serie B. Poi qualche ingerenza fece saltare l’affare e, mentre si profilava la mia permanenza in maglia biancoverde, Catello Tronco, responsabile della Nazionale Militare, che gestiva una scuderia di giocatori offrendoli a diverse squadre, mi propose la possibilità di andare a Sorrento. Scesi addirittura in C2 nonostante qualche anno prima fossi stato tra i protagonisti dell’ascesa in massima serie del Pisa segnando ben 15 gol”.
Passiamo alla situazione dell’attuale Sorrento, impegnato a mantenere la Lega Pro. Il successo con il Melfi è servito per ipotecare gli spareggi, ma incombe la trasferta di Castel Rigone dove non bisogna steccare. A fine novembre, i rossoneri sono stati affidati alla cura di Gianni Simonelli, chiediamo a Pasquale Casale come valuta la scelta della società: “Stiamo parlando della mia bestia nera. Nella mia carriera di allenatore, interrottasi per motivi oscuri, mi sono tolto le mie belle soddisfazioni, sono stato sempre un avversario scorbutico per tutte le campane, ma quando le mie squadre affrontavano quelle di Simonelli, anche in modo rocambolesco, ma finivano sempre per capitolare. Ricordo la partita quando allenavo la Fidelis Andria, andammo a giocare contro il Catania allenato dal professore, una bella squadra che aveva anche Iezzo tra i pali, disputammo una super prestazione, sfiorammo il vantaggio e, sul capovolgimento di fronte, ci beffarono. Ci fu un’altra partita che non dimenticherò mai, allenavo il Gela, una stagione per me davvero fantastica, subentrai in corso dopo l’esonero di Pensabene, schieravo la mia squadra già con il moderno 4-2-3-1 e ci salvammo totalizzando 12 punti in 7 gare. L’unica partita persa fu contro il Martina Franca di Simonelli, ricordo proprio quella settimana di preparazione alla gara. Noi eravamo reduci da un ottimo pareggio a Foggia, mentre il Martina vinse 2-0 contro il Lanciano schierando due punte. Ero convinto che, contro di noi, Simonelli avrebbe modificato la configurazione tattica della sua squadra, infatti, giocarono con una mezzapunta, studiai la gara nei minimi dettagli ma la perdemmo ugualmente”. Sempre curioso ascoltare questi aneddoti di calcio, quindi, l’attuale timoniere del Sorrento, calcisticamente parlando, è stato un “incubo” per l’ex mezzala del Napoli, ma gli chiediamo di tracciare un suo personale profilo del prof. di Saviano: “E’ un tecnico esperto, che ha vinto diversi campionati, ma la mia impressione è che faccia bene in assenza di pressioni. Quando le sue squadre partono favorite, non riescono mai a raggiungere gli obiettivi. Ha bisogno di serenità, poi è un professore, cerca sempre il bel gioco, quindi, ha bisogno di giocatori adatti al suo credo. A maggior ragione a Sorrento, con quelle dimensioni del campo, dove ci vuole una squadra cinica con determinate caratteristiche. Il campo è un sintetico, che bisogna curare e annaffiare con una certa regolarità, altrimenti diventa pesantissimo. Al “Campo Italia”, sarebbe assurdo giocare con lanci lunghi se non hai una torre in avanti che favorisca gli inserimenti di altri giocatori, ecco questa potrebbe essere una soluzione per trovare la via del gol. Oppure può essere fondamentale un giocatore che spacchi le difese, uno dall’esplosività tale da estrarre dal cilindro il coniglio giusto per abbattere i bunker che possono erigere le squadre avversarie”. La chiusura è dedicata ad una veloce considerazione su alcune questioni di cui tanto si discetta nei salotti calcistici: “Si dice che nel calcio prevalgano i fattori imponderabili, possono capirlo quando si tratta di una gara secca dove, spesso, gli episodi determinato gli esiti. Ma nell’arco di un intero campionato, i veri valori escono fuori, e la bravura di un allenatore si vede se riesce a ravvisare i difetti della sua squadra trovando gli accorgimenti adatti affinché non vadano ad inficiarne il rendimento. Poi è naturale che ad un allenatore è sempre meglio mettere a sua disposizione i giocatori capaci di valorizzarne l’idea di calcio, anche se sono del parere che un tecnico non debba intestardirsi su una visione particolare”.

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