Prima di entrare nel valutazione di come sarà il mercato del Napoli ed i riflessi che avranno gli interventi effettuati dalla Società, vorrei
tornare indietro nel tempo, a quando i responsabili del mercato del Napoli sostenevano che a gennaio era inutile acquistare poiché c’era
poco materiale valido su cui investire. Incredibilmente si ribaltava la realtà, come spesso succede a Napoli. Si affermava che un giocatore
non avrebbe avuto il tempo di ambientarsi, portando con se, inoltre, turbamenti e tensioni in un spogliatoio già coeso e amalgamato. Andatelo
a raccontarlo al Milan, che, del mercato di metà anno, sembra di averne fatto un momento importante e fondamentale delle proprie
strategie. Molto probabilmente la dirigenza milanista ha capito che il mercato di gennaio ti offre moltissime occasioni a costi più contenuti,
contrariamente a ciò che affermavano i dirigenti azzurri ( vedi i vari Tevez, Borriello, Quagliarella, Pato, Amauri, ,Pizzarro, Maxi Lopez per
citarne alcuni ). Ma la cosa più importante al mercato invernale, però, è che ogni squadra ha ben consolidata la propria classifica e, quindi,
sa benissimo dove si dovrà intervenire ed in vista di quali obiettivi reali da raggiungere, e non per quelli che a luglio potevano essere solo
auspicabili. In un certo senso il compito degli operatori di mercato é semplificato dalla realtà della classifica. Chiaramente chi é in testa alla
classifica, per esempio, sa che deve operare scelte di un certo livello per mantenere la propria posizione, cercando di potenziarsi, quanto
meno come i diretti concorrenti ( teoria del Velista). “Teorie solo teorie” affermava il DS azzurro, ma, come qualcuno del passato enunciava
( mi sembra Keynes) .”ogni teoria deve essere dimostrata dai numeri” . E sono
i numeri che hanno condannato il mercato di gennaio fatto dal Napoli
nel passato: infatti la compagine azzurra ha perso sempre le posizioni
di vantaggio acquisite sugli avversari nella prima parte
del campionato. Persino l’ anno scorso, nel miglior campionato
giocato dal Napoli nella storia del dopo fallimento,
i partenopei hanno dovuto cedere qualche posizione
rispetto al Milan ed all’Inter. È vero che il Napoli ha
centrato comunque un risultato clamoroso, ma é lecito
pensare che se a Napoli, oltre a Mascara, fosse
giunto qualche altro calciatore importante, molto
probabilmente si poteva sognare qualcosa di più.
Per esempio, probabilmente, il Milan, senza Van
Bommel e Cassano, non avrebbe vinto il campionato
e l’Inter non si sarebbe ripreso il secondo
posto senza ai gol di Pazzini. Inoltre
questi giocatori, contrariamente ai luoghi comuni,
hanno potuto anticipare il loro inserimento
di un anno nelle strutture tattiche delle
loro nuove società: vedi Matri nella Juve, Cassano
nel Milan e Pazzini nell’Inter, che hanno
potuto godere del vantaggio di conoscere già
l’ambiente ed i compagni, facendo una partenza
eccezionale.
Ma torniamo al mercato degli azzurri che
smentendo le proprie tesi del passato, ha piazzato
un botto di fine anno acquistando il vice pallone
d’oro sudamericano Vargas. Un giocatore che
va a rinforzare l ‘attacco azzurro sia dal punto tattico
che tecnico. Il Napoli che sta uscendo dal mercato
di gennaio sembra molto simile a quello
progettato da Mourinho all’Inter con giocatori
come Pandev e Balotelli a fare da riserve a Etó,
Milito e Sheneider. Quel progetto tattico che
sembrava orientato al rafforzamento
dell’attacco in termini di alternative ai
titolari fu, invece, l’occasione per
Mourinho di scoprire nuove alternative
tattiche che prevedevano
l’utilizzo di Sheneider alle
spalle di tre attaccanti. Mi
piace ricordare che il sottoscritto aveva intuito cosa aveva in testa l’allenatore nerazzurro e lo aveva scritto prima della gara che l’Inter
doveva giocare a Napoli, qualche giorno prima del match di champions contro il Chelsea di Ancellotti. Credo che a Napoli si sia creata la
stessa situazione con cinque grandi attaccanti in squadra a disposizione di Mazzarri. Sicuramente il tecnico azzurro non azzarderà subito
l’utilizzo di quattro attaccanti contemporaneamente ad inizio gara. Questo strumento tattico potrebbe essere utilizzato probabilmente
a partita iniziata, in alcune occasioni particolari, passando dalla difesa a tre centrali a quella con due centrali in un 4-2-3-1 sul modello
interista:
con Aronica schierato alla Chivu che in possesso di palla può scivolarein mezzo (con Cannavaro e Campagnaro) per compensare il
movimento di Maggio stile Maicon a destra in centrocampo Gargano e Inler con il rombo d’attacco con Hamsik modello Scheneider dietro
i tre tenori Pandev ad interpretare se stesso a destra, Cavani nelle vesti di Milito al centro dell’attacco e per finire Lavezzi o Vargas a
sinistra nel ruolo di Etòò (vedi schema n.1). pL’alternativa sarebbe anche passare anche ad un 3-3- 4 offensivo con Maggio sulla linea di
Pandev Cavani e Lavezzi con Hamsick alle spalle con Gargano ed Inler a supporto. vedi schema n.2 e n. 3
Il problema per poter giocare con questo sistema (anche solo a partita iniziata) sta nel fatto che in mezzo al campo il Napoli ha un
giocatore più predisposto all’organizzazione che non all’interdizione (Inler) mentre all ‘Inter in centrocampo vi erano prevalentemente
Zanetti e Cambiasso due ottimi intenditori che garantivano grande copertura della difesa senza disdegnare di sostenere l’attacco.
In questa ottica sembrerebbe opportuno cercare nel mercato invernale un calciatore
con caratteristiche fisiche, tattiche e agonistiche molto
simili a Gargano ( magari più temporeggiatore) per sostituirlo
quando questi debba fermarsi, ma soprattutto
per poter schierare un squadra con Hamsik
più tre attaccanti. Nella rosa del Napoli comunque
c’è Zuniga che potrebbe anche giocare
da mediano d’interdizione, avendo tutte
le caratteristiche sopra descritte.
So che difficilmente Mazzarri si
staccherà da un sistema di gioco che
ha dato tante soddisfazioni, sia a Napoli
che in altre squadre anche se, la
difesa con due centrali é stata utilizzata
spesso in situazioni, a parer mio,
più complicate. In particolare quando
il Napoli doveva recuperare il risultato.
Questo dimostra che le difficoltà a
cambiare sono più di natura psicologiche
che tattiche, e cioè, si cambia
quando sulla gara non grava la responsabilità
del risultato positivo:
per dirla in modo più semplice
quando il risultato é già compromesso
si può osare poiché non c’é
più niente da perdere. Io sono
convinto che Mazzarri abbia
nella testa qualcosa del genere, sa
benissimo che se vuol recuperare
deve schierare i calciatori più importanti
e siccome questi hanno caratteristiche
più offensive, per farli
giocare insieme, dovrà formare una
squadra con una formazione più statica
ricercando gli equilibri nel reparto di difesa
con una grande copertura in centrocampo.
Insomma nel futuro del Napoli vedo
una perfetta sintesi tra il Mazzarri e Mourinho
pensiero.

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