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	<title>Pasquale Casale</title>
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	<description>Riflessioni e appunti sul mondo del Calcio.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 May 2012 10:06:09 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Impressioni di fine campionato su: Napoli, Lavezzi, Mazzarri, Insigne, Del Piero.</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[A parer mio]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando una parola di conforto diventa un macigno sulle speranze del popolo azzurro. Nella trasmissione di C34 “tifosi quelli che parlano” condotta brillantemente da Raffaele Auriemma, è stato ospite Il “pampa” Sosa uno dei protagonisti della rinascita del Napoli. Fra le tante domande rivolte all’ex azzurro vi è stata una particolarmente significativa che riguardava il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando una parola di conforto diventa un macigno sulle speranze del popolo azzurro.</p>
<p>Nella trasmissione di C34 “tifosi quelli che parlano” condotta brillantemente da Raffaele Auriemma, è stato ospite Il “pampa” Sosa uno dei protagonisti della rinascita del Napoli.<br />
Fra le tante domande rivolte all’ex azzurro vi è stata una particolarmente significativa che riguardava il futuro del Pocho Lavezzi. La domanda voleva chiarire quante possibilità ci fossero sulla permanenza dell’attaccante a Napoli. Il Pampa, molto candidamente ,e con il tono ottimistico, per non scontentare i numerosissimi tifosi azzurri, affermava che vi era ancora una piccola possibilità che Lavezzi possa rimanere a Napoli per la stagione 2012-13. Il che poteva sembrare una affermazione positiva, ma a leggere bene quel “piccola”, viene da pensare che, invertendo la domanda viene fuori che la percentuale sulla possibilità che Lavezzi   vada via é altissima e  che quella parola (piccola) pesa come un macigno sulle speranze dei tifosi del Napoli, visto che a precisarlo è un argentino  molto amico del Pocho. Spero che il Pampa abbia avuto un lapsus molto freudiano.  </p>
<p>Nella prima parte del programma è stato affrontato il delicato problema sull’eventuale  trasferimento di Lavezzi ad altri club.<br />
Molti hanno espresso il loro parere di cosa accadrà. Il mio convincimento e che Lavezzi punti ad un club che possa fargli vincere qualcosa in un campionato importante ( Inter . Manchester C.)<br />
Il tutto però è condizionato non solo dalla clausola rescissoria ( circa 31 milioni di euro) ma da altri  fattori:<br />
- il primo gli ottimi rapporti di De Laurentiis con il presidente Moratti con cui ha concluso l’affare Pandev  molto vantaggioso per il Napoli, unico acquisto veramente azzeccato, considerando il costo.<br />
- Il secondo è la riconferma del giocatore Pandev , ritenuto dalla società azzurra un   elemento affidabile di caratura tecnica superiore alla media e con una particolare qualità: è uno dei pochissimi calciatori di questo campionato che,quando entra dalla panchina, riesce ( come Del Piero) ad incidere e/o cambiare le sorti di una partita. Considerando, anche,  l’ipotesi tattica di Mazzarri di utilizzare un solo attaccante  con uno o due trequartista ( su modello Juventus ed Samp mazzariana), e come stato schierato il Napoli nelle ultime gare.<br />
- L’Inter offrirebbe venti milioni e calciatori che nella somma dei costi del Cartellino vanno a superare notevolmente la cifra dei 31 milioni di euro della clausola rescissoria. Per fare un esempio Ranocchia 18 milioni + pandev Almeno 8 milioni + 20 milioni di cash = 46 milioni di valutazione complessiva del Calciatore che ricordiamolo ha fatto 9 goal e 6 assist  circa.<br />
- Ultima e non meno importante la posizione di forza e di stima nei confronti di De Laurentiis  che in questo momento ha il procuratore di Lavezzi Mazzoni, che mai romperebbe gli equilibri di rapporto con il presidente azzurro, e che  qualsiasi decisione  sarà frutto di un accordo di reciproca soddisfazione tra le parti.</p>
<p>La posizione di Mazzarri.</p>
<p>Sembra la posizione di Mazzarri sia legata al  potenziamento della squadra , la cosa strana è che una normale e logica condizione su cui basare il proseguimento del rapporto tra Mazzarri ed il Napoli diventa motivo di attrito tra le parti.<br />
La cosa non quadra poiché questa intransigenza sui programmi non vi fu l&#8217;anno passato. La squadra non fu potenziata adeguatamente (con un Mazzarri  con lo stipendio più alto della serie A) nonostante ci fosse da affrontare Champions, campionato e Coppa Italia.<br />
Oggi si pretenderebbe una grande squadra ( ???) nonostante il Napoli sia fuori dalla Champions, per cosa? Per lottare per lo scudetto o per la crescita?<br />
Il mio parere  è che Mazzarri  stia prendendo tempo in attesa del risultato della finale di coppa Italia,  per poi decidere sul suo futuro che molto probabilmente lo vede lontano da Napoli.</p>
<p>Puntare su Insigne <br />
Per finire alcune considerazioni su Insigne, un giocatore su cui il Napoli deve puntare senza se e senza ma perché,secondo me, e uno dei calciatori giovani più forti del nostro calcio con grandissimi margini di miglioramento.<br />
Per questo il Napoli non deve puntare ad acquisire Giovinco ( contropartita tecnica nell&#8217;affare Cavani?) che toglierebbe spazio ad Insigne. Se veramente ci fosse una trattativa per Cavani alla Juventus, il sottoscritto cercherebbe in cambio il giovanissimo Morrone.<br />
Morrone è un giocatore completo: un ottimo fisico, tecnica eccellente, personalità, e senso del gioco e del goal. Diventerà uno dei calciatori più importante di questa nuova Juventus.</p>
<p>Quando volevo portare Del Piero ad Ischia dalla primavera del Padova</p>
<p>Ho visto piangere moltissimi tifosi mentre Del Piero completava il giro d&#8217;onore.<br />
A tal proposito Voglio   raccontare un aneddoto su un  giocatore che osservai giocare nella nazionale U.19 al trofeo Valenti. Il ragazzo era uno dei più  giovani della squadra, entro nel secondo tempo segnando dubito un goal e facendo Dell giocate che esaltarono le sue qualità tecniche.<br />
Il giugno successivo io divenni allenatore dell&#8217; Ischia isolaverde militante nel campionato di serie  C1 e chiesi al direttore sportivo Carmine Donnarumma di chiedere al Padova quel calciatore che giocava nella primavera patavina.<br />
Cosa che fece immediatamente.<br />
La risposta del Ds del Padova (Aggradi) fu secca&#8221; se ci portate  600 milioni di lire per la comproprietà   il calciatore è vostro &#8220; <br />
Chiaramente non avremmo potuto ingaggiarlo. Con 850 milioni di lire di attivo facemmo tutta la squadra.<br />
Quel giocatore era Alessandro del Piero. <br />
                                         Pasquale Casale</p>
<p>Cervinara 18 maggio 2012. </p>
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		<title>Quando la parola &#8220;titolarissimi&#8221;  era sinonimo di meriti assoluti.</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 12:57:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[A parer mio]]></category>

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		<description><![CDATA[In queste ultime settimane ho ascoltato moltissimi commenti ed opinioni da parte di operatori dell&#8217;informazione e di moltissimi tifosi, i quali, riferendosi  alla crisi del Napoli e dei risultati non brillanti ottenuti recentemente, affermavano che questo Napoli non potesse fare a meno dei cosidetti titolarissimi.  Quasi tutti sono convinti che Mazzarri non possa fare altro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In queste ultime settimane ho ascoltato moltissimi commenti ed opinioni da parte di operatori dell&#8217;informazione e di moltissimi tifosi, i quali, riferendosi  alla crisi del Napoli e dei risultati non brillanti ottenuti recentemente, affermavano che questo Napoli non potesse fare a meno dei cosidetti titolarissimi. <br />
Quasi tutti sono convinti che Mazzarri non possa fare altro che schierarli sempre. <br />
Come linea di principio si potrebbe concordare sul concetto che sei i titolari stanno bene dovrebbero giocare sempre.<br />
Ma è proprio questo il problema: la scelta dei calciatori da impiegare deve essere sempre frutto di ragionamenti che tengano presenti sempre i contenuti specifici che formano la prestazione di un calciatore, e cioè bisogna tener conto prima del livello fisico, psicologico e tecnico-tattico di ogni singolo giocatore e quanto questi valori individuali si completino e si incastrino  con quelli degli altri compagni  (amalgama ed intesa tra i singoli). Inoltre, bisogna tenere conto degli avversari e delle loro caratteristiche per scegliere il blocco di calciatori più idoneo a contastarli.<br />
Quindi, anche quando si parla di turn-over, si  deve sempre parlare di scelte alternative tecniche oggettive  e non scientificamente programmate  su modelli matematici.<br />
Il turn-over tecnico (come lo intendo io) chiaramente coincide, spesso, con il concetto di titolarissimi, poiché adottare questo metodo significa  premiare quei giocatori dalle maggiori potenzialità tecniche e di forma. Ma questo non significa escludere a priori altri giocatori di valore minore che , però, potrebbero essere momentaneamente più  in forma dei titolari. È il caso di Pandev e Dzemail che nel loro momento migliore non sono stati confermati e/o  utilizzati in ruoli non adatti alle loro caratteristiche (Dzemail schierato esterno destro od addirittura alla Maggio nel 343 contro l&#8217;Atalanta).<br />
Inoltre si dice spesso che alcuni giocatori che formano le seconde linee del Napoli non sono all&#8217;altezza dei titolari, concetto su cui,in linea di massima, si può essere concordi. Ma come si possono creare alternative se quando  uno  calciatore  non viene riconfermato, anche quando riesce a fare una buona gara. <br />
É il caso di Fernandez che,  pur riuscendo ad inserirsi  in un contesto tattico difensivo consolidatosi  in  un trio di titolari che poco spazio lasciano agli altri, non é stato riproposto  dopo la buona gara giocata contro il Catania; Mazzarri, così facendo,  non favorisce quel processo di crescita e di autostima tanto decantato e annunciato per i giovani  Azzurri. Nel futuro del Napoli spero ci siano scelte che diano più spazio ai giovani, per valutare meglio le loro qualità ed le  loro potenzialità  in vista del prossimo campionato. </p>
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		<title>Benevento-Pisa 2-0</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 15:54:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Relazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Benevento Pisa 2-0 Buona partenza del Pisa che tiene sotto pressione la difesa del  Benevento . Ma al primo assalto  dei sanniti i nerazzurri soccombono: da un angolo dalla sx pisana scaturisce un&#8217;autorete che sblocca la gara e mette in crisi per tutto il primo tempo i nerazzurri, che non riescono a reagire. I pisani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Benevento Pisa 2-0 </p>
<p>Buona partenza del Pisa che tiene sotto pressione la difesa del  Benevento .<br />
Ma al primo assalto  dei sanniti i nerazzurri soccombono: da un angolo dalla sx pisana scaturisce un&#8217;autorete che sblocca la gara e mette in crisi per tutto il primo tempo i nerazzurri, che non riescono a reagire.<br />
I pisani solo nella seconda parte del  secondo tempo,dopo il rigore sbagliato(generosamente concesso dall&#8217;arbitro) dal Benevento, si sono &#8220;svegliati&#8221; ed hanno creato qualche problema ai giallorossi.<br />
Il Pisa che ho visto domenica, certamente,  non ha ripetuto la brillante prestazione effettuata contro la Ternana, i grandi ritmi e la grande grinta espressi nella precedente prestazione non si sono visti affatto al Ciro Vigorito.<br />
La difesa  bloccata e  lenta nella zona centrale ( 3 centrali  a marcare il solo Mondini) e schierata a 5 per tutta la gara ha sofferto i tagli degli esterni Beneventani.<br />
A centrocampo il solo Obodo è stato sopra la sufficienza. Questo reparto ha sofferto molto l&#8217;inferiorità  numerica: il Benevento schierava un centrocampo a tre con il supporto dei due esterni, Cia e Pintori, in fase di  non possesso palla. Il centrocampo pisano schierato anch&#8217;esso a 3 ,  avrebbe dovuto avere  il supporto dei due esterni difensivi che sono rimasti troppo bassi ed in linea con i tre centrali di reparto,quindi, a metà campo si é creato spesso nella fase  di transizione un 5>3 a favore dei giallorossi.<br />
Il capitano Favasulli  non ha ripetuto la performance effettuata contro gli umbri e  non ha dato il solito  apporto alla squadra in fase di non possesso, ed ha fatto fatica ad organizzare ed illuminare  la fase offensiva del Pisa, non é stato il  riferimento abituale per tutta la squadra, ha limitato il suo raggio d&#8217;azione agendo troppo lontano dall&#8217;area avversaria non riuscendo ad offrire assist importanti ai suoi compagni.<br />
L&#8217;attacco imperniato prevalentemente su  Perna non ha creato problemi alla difesa sannita,  che ha controllato bene il centravanti ingabbiandolo bene e annullando tutte le sue  potenzialità  offensive.<br />
L&#8217;ingresso di Perez  e gli altri cambi effettuati da Pane hanno dato più velocità e verve al gioco dei nerazzurri ma la squadra si è allungata, stranamente la disposizione difensiva è rimasta con 3 centrali difensivi facendo perdere costantemente  un uomo nella fase di attacco al Pisa. I disagi difensivi sono aumentati con l&#8217;ingresso in campo del sannita Kanoutè che con la sua velocità ha messo in risalto le staticità e la lentezza   difensiva dei toscani.<br />
Per concludere penso di aver assistito ad una totale trasformazione in negativo della squadra che forse aveva ancora nelle gambe e nella mente la bella partita disputata contro la capolista Ternana.<br />
Pasquale casale</p>
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		<title>Campionato: si difende con la difesa a 5 con tre centrali.</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 18:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[A parer mio]]></category>

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		<description><![CDATA[Valutazioni sugli orientamenti tattici del capionato italiano, considerazioni sulla difesa a a 5 con tre centrali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ė strano parlare di calcio mentre si ė appena finita un operazione di emergenza,  soprattutto, dopo aver subito un danno enorme come quello di perdere quasi totalmente la propria attività. Ma si sa il &#8220;pallone&#8221; è capace di farti dimenticare le cose più brutte( almeno per un po&#8217;).<br />
Erano passati pochissimi minuti, infatti,dal termine dell&#8217;intervento di messa  in sicurezza da parte della squadra comandata dal capo pompiere ( a loro piace essere chiamati così) Del Ponte Luigi, che già si parlava di calcio ed in particolare del Napoli e della Juve.<br />
Durante la chiacchierata è venuto fuori uno spunto tecnico tattico molto interessante. Ad un certo punto uno dei pompieri mi ha fatto notare, con una certa semplicità, che secondo lui il calcio viveva molto di duelli individuali dove 1>1 la faceva da padrona in fase offensiva. Al che gli ho fatto notare che ciò era vero, ma il concetto valeva  per tutti, anche per gli avversari, e  che alla fine si arriva per gioco forza alla considerazione che: se vuoi attaccare bene e con più uomini, devi avere un organizzazione di gioco basata su equilibri  rigidissimi tra la fase di possesso e quella di non possesso palla. <br />
Infatti il nuovo concetto tattico con   molte squadre  che giocano con duelli a tutto campo (vedi juve). Si parte immediatamente con<br />
 Marcatura  quasi ad uomo  per poi passare ad &#8220;uomo nella zona&#8221;, per finire,  in situazione di difficoltà, ad  &#8221;una zona più classica&#8221;.<br />
Questo modo di interpretare la fase difensiva potrebbe rappresentare un modello per il Napoli, per  un diverso modo di impostare una gara, per ritrovare lo spirito aggressivo che ha sempre contraddistinto il miglior Napoli. <br />
Avere punti di riferimento su cui posizionarsi immediatamente, darebbe compattezza alla squadra con riduzione delle distanze tra i reparti, che amplificherebbe la grande capacità di ripartire in velocità degli azzurri.<br />
Questa nuova ( o vecchia) impostazione nel applicare le marcature semplifica i compiti e toglie immediatamente agli avversari  spazio e tempo  di ragionare in tranquillità per effettuare delle contromisure idonee a contrastare il gioco azzurro.</p>
<p>La difesa con 3 centrali in un difesa con 5 difensori</p>
<p>Un&#8217;altra tendenza tattica molto utilizzata e la difesa a 5 con tre centrali difensivi + 2 esterni che si abbassano in fase di non possesso palla. <br />
Sistema di gioco molto adottato, con sfumature diverse, sia  dalle squadre cosiddette &#8220;piccole&#8221;, vedi Lecce Bologna Novara, che le &#8220;grandi&#8221;, Napoli ed Juve su tutti.<br />
La sorpresa arriva dalla Juve che,  pur effettuando un grandissimo inizio di campionato con la difesa schierata con 2 centrali difensivi + 2 esterni bassi in fase di non possesso palla, é passata ad una organizzazione difensiva + densa. La curiosità è che , in questo campionato, la maggior parte delle squadre che sono  passate a questo sistema di gioco + difensivo,hanno problemi di classifica. Esse hanno scelte questo modulo  per dare maggior copertura ai propri difensori, particolarmente in difficoltà con disposizioni tattiche con poca densità difensiva. Mi sorprende,invece, la scelta della Juve di optare per un meccanismo che le permette di subire meno, ma come si è visto, ha abbassato la media realizzativa dei bianconeri, aumentando i pareggi. La Juventus nella prima fase del campionato con il 433 aveva &#8230;..<br />
mentre con la difesa a 3 centrali e passata 2 punti dietro.<br />
Ma perché anche squadre che sulla carta possiedono diverse opzioni offensive  di grande qualità, preferiscono avere più giocatori nella terza linea?<br />
 le motivazioni tecnico-tattiche sono da ricercare nella  constatazione che diventa sempre più raro trovare difensori capaci di contrastare efficacemente attaccanti agili e veloci che sono, inoltre,  aiutati da norme  che premiano di più la fase offensiva.(la tattica è determinata dalle norme).<br />
Questo ha spinto molti allenatori ad adottare un sistema che crei una costante superiorità numerica nella fase difensiva poiché, come dicevamo prima: se in fase offensiva è più facile fare goal, e anche più facile prendere reti in fase di non possesso.  Quindi si è ricorso ad un atteggiamento tattico più protettivo,  che aiuti e semplifichi  il compito dei difensori.&#8217;<br />
Questo sistema di gioco  a 5 difensori (3+2) si caratterizza da una squadra a l&#8217;altra secondo il modo di applicazione del sistema stesso.<br />
 Chi adotta questa organizzazione tattica  è costretto a giocare in contropiede, cercando di sfruttare gli ampi spazi lasciati dalle squadre che si schierano con meno giocatori in fase di non possesso palla.<br />
Queste formazioni sono bravissime a far&#8221;fare la partita&#8221; agli altri, sfruttando gli squilibri tattici degli avversari.Esse, però si trovano in particolare difficoltà a tenere la linea difensiva alta contro squadre che hanno atteggiamenti tattici più prudenti impostati su una forte copertura difensiva.<br />
Non a caso si assiste spesso ad un copione  che si ripete quasi ogni giornata di  campionato: chi gioca a 3 centrali  con difesa alta rischia di subire spesso nel momento migliore. Quando i suoi difensori centrali devono stare alti, lasciando il solo marcatore centrale solo e senza copertura nella zona pericolosa di difesa. Quindi è evidente che la paura di perdere condiziona la tattica di moltissime squadre,tranne  il Milan, che pur perdendo più scontri diretti, riesce a vincere comunque più degli altri in campionato ed è meritatamente in testa al campionato. Il Milan è l&#8217;unico club italiano in linea con l&#8217;atteggiamento tattico delle grandi d&#8217;Europa che giocano con una difesa chiaramente più offensiva con solo 2 centrali difensivi + due esterni offensivi.<br />
Con questo sistema di gioco il Milan riesce a stare alto anche contro le difese molto chiuse, riuscendo ad esaltare le qualità offensive di molti rossoneri</p>
<p>Articolo impostato il 6 febbraio 2012</p>
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		<title>Il punto a pochi giorni da Chelsea-Napoli</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 21:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[A parer mio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il dopo Parma ha lasciato qualche dubbio sulla prestazione degli azzurri, molti osservatori hanno fatto notare che il Napoli non é stato brillante come contro Inter e Chelsea. Per alcuni aspetti della prestazione é vero: meno intensità, meno copertura in difesa con un centrocampo + offensivo, con un atteggiamento apparentemente passivo, e le ripartenze affidate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il dopo Parma ha lasciato qualche dubbio sulla prestazione degli azzurri, molti osservatori hanno fatto notare che il Napoli non é stato brillante come contro Inter e Chelsea.<br />
Per alcuni aspetti della prestazione é vero: meno  intensità, meno copertura in difesa con un centrocampo + offensivo, con un atteggiamento apparentemente passivo, e le ripartenze affidate esclusivamente ai tre tenori. Il Napoli, però, ha dalla sua la giustificazione di avere affrontato, dopo un ciclo terribile, una squadra tra le più forma del campionato, che aveva messo in difficoltà la Juve e messo sotto il Genoa.<br />
Il Parma é sicuramente molto più in forma delle blasonate Inter e Chelsea.<br />
Quindi va dato merito al Napoli di aver vinto una partita difficile riuscendo a segnare la rete decisiva nel momento migliore del Parma, segno di grande personalità e di solidità tecnico-tattica tipico delle squadre di grande livello.<br />
A fine gara mi è piaciuto l&#8217;atteggiamento di Mazzarri nel riconoscere di aver avuto dei vantaggi dagli evidenti errori arbitrali che hanno condizionato il risultato della partita.<br />
Questo atteggiamento positivo  dell&#8217;allenatore partenopeo sottolinea come Mazzarri  sia  più consapevole della forza della sua squadra e quindi di se stesso, ha abbandonato quei &#8220;lamenti di insicurezza&#8221; che stonavano un po&#8217; con  il momento magico della squadra.<br />
Arsenal-Milan 3-0<br />
Arsenal  stratosferico  che per un soffio e per le prodezze di Abbiati non è riuscito a ribaltare il risultato dell&#8217;andata.<br />
Questa partita vista da parte dei tifosi napoletani  ha dei risvolti positivi per il Napoli in prospettiva Chelsea per due motivi.<br />
Il primo motivo è che il Napoli non si può sentire al sicuro con il 3-1 ottenuto al San Paolo e che nessun nell&#8217;entourage azzurro può abbassare la guardia.<br />
Il secondo motivo è che da questa partita arriva un preciso segnale a Mazzarri sulla formazione da schierare a Londra. E cioè che, la  formazione molto offensiva schierata da Allegri  a San Siro e che ha messo sotto di 4 reti gli Inglesi, ha avuto grandissime difficoltà a contenere  la grande aggressività dei gunners in casa loro, tanto da rischiare la clamorosa eliminazione.</p>
<p>Penso che questo debba far riflettere Mazzari se non sia il caso di affrontare il Chelsea con una formazione più equilibrata, magari costruendo un centrocampo più solido ed una difesa più protetta, schierando un esterno con caratteristiche più difensive.<br />
Inserendo per esempio un giocatore come Zuniga nel centrocampo , tenendo basso Hamsick , con Gargano per creare un trio di  giocatori rapidi e resistenti pronti a contrastare per rubare palla nella transizione bassa per poi ripartire con giocate veloci e verticali per i Lavezzi e Cavani. Sugli esterni Dossena e Maggio pronti a supportare i  3 centrali difensivi. Senza escludere la possibilità di poter schierare ( se recupera) Grava su  Mata o Sturridge (calciatori dotati entrambi di grande rapidità).<br />
Per finire una considerazione sul nuovo corso del Chelsea e del suo nuovo Di Matteo.<br />
Sembrerebbe che Di Matteo abbia tenuto fuori dalla partita dalla gara di coppa i quattro senatori. Questo  potrebbe far pensare ad un allineamento del neo allenatore sulle posizioni di V.Boas con le esclusioni dei quattro. Ma allora perché portare in panchina l&#8217;ex infortunato Terry? E perché tenere a riposo i senatori in una partita di importanza minore  7 giorni dal big match?<br />
la cosa non mi  convince. Io penso,invece, che  abbia dato respiro a calciatori importanti che schierrare sabato in preparazione della gara di Champions per non appesantire elementi importanti che in questo momento non hanno la forma eccellente per affrontare 2  o 3 partite in sette giorni, ma che in un incontro di 90&#8242; potranno dare un grande apporto di esperienza in un momento delicato per la squadra. </p>
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		<title>6 Marzo 1983 – Inter-Pisa 0-1</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 23:53:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 6 Marzo del 1983 il Pisa, guidato da Luis Vinicio, espugnò San Siro, imponendosi per 1 a 0 contro una “squinternata” Inter e tornando alla vittoria in trasferta dopo più di un anno. Era la settima giornata del girone di ritorno e al Pisa servivano punti per la salvezza, ma andare a conquistarli sull’insidioso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 6 Marzo del 1983 il Pisa, guidato da Luis Vinicio, espugnò San Siro, imponendosi per 1 a 0 contro una “squinternata” Inter e tornando alla vittoria in trasferta dopo più di un anno.</p>
<p>Era la settima giornata del girone di ritorno e al Pisa servivano punti per la salvezza, ma andare a conquistarli sull’insidioso campo di San Siro, contro l’Inter, sembrava un’impresa più che ardua. Fin dalle primissime battute, i ragazzi di Vinicio sembravano avere un altro passo rispetto all’Inter, lenta ed impacciata. Beccalossi e Muller venivano sistematicamente annullati dalle asfissianti marcature di Massimi e Mariani, mentre Altobelli, che sempre più spesso andava a cercare spazio sulle fasce, veniva braccato come un segugio da Pozza. Il gran ritmo imposto alla partita procurò subito una golosa occasione al Pisa, che Sorbi, servito al vertice sinistro dell’area piccola da un calibrato pallone di Todesco, sprecò calciando fuori alla destra di Bordon.</p>
<p>Il primo tempo si concluse sullo 0 a 0 con il Pisa che dettava i ritmi di gioco e con l’Inter che tentava di alleggerire la pressione con qualche azione di rimessa.</p>
<p>All’avvio della ripresa, Rino Marchesi, allenatore dell’Inter, tentò di modificare qualcosa scambiando le posizioni di Muller e Beccalossi, ma la mossa non sortì alcun effetto: il Pisa era padrone del campo e, con l’Inter sempre più sbilanciata in avanti alla ricerca del vantaggio, sembrava poter andare in gol in qualsiasi momento.</p>
<p>Al 21′ minuto, una percussione sulla sinistra di Berggreen mise in seria difficoltà la retroguardia meneghina che, dopo aver fermato il danese in qualche modo, rinviò debolmente; la palla giunse a Casale che da dentro l’area di rigore calciò a rete. Una lieve, ma determinante deviazione di Marini, mise completamente fuori causa Bordon e la palla carambolò in rete, per quello che era il meritato, quanto insperato, 0 a 1.</p>
<p>L’Inter non ebbe praticamente nessuna reazione e continuò a balbettare calcio, senza rendersi mai pericolosa, mentre i ragazzi di Vinicio, galvanizzati dal vantaggio, sembrarono aver trovato nuove energie e in più di un’occasione sfiorarono la rete dello 0 a 2.</p>
<p>Al momento del fischio di chiusura, i nerazzurri si resero conto di aver compiuto una vera e propria impresa, che sarebbe passata agli annali della storia rossocrociata e restarono a lungo in campo ad assaporare quella sublime sensazione di vittoria in quello Stadio così importante.</p>
<p>Anche nel dopo partita la gioia era facilmente visibile sui volti dei nerazzurri. Mannini dichiarò: “Il Pisa ha giocato la sua migliore partita del campionato in trasferta. L’Inter è apparsa sottotono perché siamo riusciti a chiudere tutti gli spazi con un pressing asfissiante”. Mentre l’autore del gol partita dichiarò: “Credo di avercela messa tutta, come i miei compagni. Non ci sono prime donne. C’è il Pisa, la squadra. Questo è quello che conta davvero”. Anche Vinicio si lasciò andare ad esternazioni trionfanti dichiarando: “Il Pisa è vivo e sa ruggire”, mentre a Romeo chiesero chi fosse stato il migliore in campo e lui rispose: “Sono stato io, naturalmente!”</p>
<p>La storica formazione che conquistò l’unica vittoria nerazzurra, dal dopo guerra ad oggi, in quel di San Siro: Mannini, Secondini, Massimi, Vianello, Pozza, Riva, Berggreen (81′ Caraballo), Mariani, Sorbi, Casale, Todesco (88′ Ugolotti). All.Vinicio<br />
Senio Calvetti </p>
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		<title>Napoli &#8211; Chelsea 3 &#8211; 1</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 19:22:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Un grande Napoli nella notte di Champions contro i blasonati Blues del Chelsea. La gara stravinta dagli azzurri con un calcio di stampo latino con grande pressing con conseguenti micidiali ripartenze  effettuate  immediatamente dopo la riconquista palla. Velocità e agonismo,condite da grandi giocate individuali, hanno regalato ai tifosi del Napoli una  vittoria indimenticabile. Gli azzurri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Un grande Napoli nella notte di Champions contro i blasonati Blues del Chelsea. La gara stravinta dagli azzurri con un calcio di stampo latino con grande pressing con conseguenti micidiali ripartenze  effettuate  immediatamente dopo la riconquista palla. Velocità e agonismo,condite da grandi giocate individuali, hanno regalato ai tifosi del Napoli una  vittoria indimenticabile.<br />
Gli azzurri responsabilizzati dall&#8217;assenza  di Mazzarri ,sostituito in modo eccellente dal clone e fido  Frustalupi, hanno fornito una prestazione superlativa sia sul piano fisico che tecnico-tattico.</p>
<p>Questa vittoria  che da più  valore alla prestazione del Napoli  poiché ottenuta contro un Chelsea che ha giocato molto meglio del Manchester City.<br />
La gara è stata impostata   benissimo da Mazzarri.<br />
Il Napoli che lascia campo al Chelsea e lo colpisce in contropiede con grande velocità. Inglesi impreparati (hanno sottovalutato o non conoscevano profondamente il tipo di organizzazione del Napoli) cadono nella trappola delle ripartenze del Napoli.<br />
Eppure la,partita non si era messa bene sotto il profilo psicologico  ma il Napoli, pur passando in svantaggio, non ha perso la testa dopo la rete subita, dimostrando una grande preparazione alla gara anche sotto il profilo nervoso.<br />
Molto probabilmente gli azzurri erano più preparati mentalmente a giocarsi la qualificazione sui 180&#8242; , con la convinzione  che anche prendendo un goal,  ci sarebbe stata comunque una  grandissima possibilità di poter recuperare. <br />
Il Napoli, infatti,  dopo aver subito la rete  non si è disunito   e, dopo alcuni momenti di difficoltà,  ha ottenuto il pareggio e ha trovato  morale e sicurezza presuposti che hanno portato ad un ribaltone clamoroso.<br />
A fine gara  V.Boas ha dichiarato di aver impostato la gara sulla transizione   nella fase di impostazione del Napoli. Questa strategia ha messo in difficoltà il Napoli in alcune occasioni ( vedi  Ramirez, Drogba e Luiz) ma ha favorito per il resto  della gara gli azzurri, poiché il Napoli si esprime meglio quando gli avversari cercano di stare alti.<br />
 Mazzarri, infatti, preferisce rubare palla nella transizione alta degli avversari, quindi, paradossalmente, l&#8217;impostazione tattica degli inglesi ha finito per favorire il gioco del Napoli che è ritornato ad essere impostato sulle con  verticalizzazioni immediate per ripartenze  a massima a velocità con Lavezzi e Cavani.<br />
Il Chelsea, nella  prima fase della gara, sembrava che avesse impostato la gara con la stessa strategia utilizzata  da Mourinho con l&#8217;Inter contro il Napoli (V.Boas è stato assistente del portoghese) cioè tenendo sugli esterni sia Sturridge  che  Mata alti con  Drogba arretrato, non a caso   ..è stato il miglior momento dei Blues, ma poi il Chelsea, su l&#8217;1-1, è tornato a giocare con Drogba punta centrale avanzato con i due esterni laterali più bassi.<br />
Questa  soluzione tattica  ha permesso alla difesa  del Napoli,  di avere riferimenti  più certi,  sopratutto a Cannavaro (inizialmente in difficoltà) che in queste situazioni esalta le sue qualità fisico e  tecnico-tattiche.<br />
L&#8217;intera difesa ha mantenuto, in questa fase una grande  concentrazione e non ha perso mai la testa con un Gargano più disciplinato e che ha fatto prima di tutto un lavoro tattico di copertura ( come Pazienza l&#8217;anno scorso). Paradossalmente il  grande dinamismo dell&#8217;uruguagio, molto anarchico e poco inquadrabile, finisce spesso  per non aiutare i compagni di reparto che gli  vengono affiancati di volta in volta. Come Inler, per esempio. L&#8217;elvetico patisce l&#8217;esuberanza di  Gargano  quando questi,preso dal furore agonistico, lascia spesso sguarnita la propria difesa, costringendo il regista azzurro ad un lavoro  più di quantità che di qualità, non adatto alle caratteristiche del calciatore della nazionale svizzera.<br />
In questo senso Il Napoli delle ultime tre partite è stato reimpostato (da Mazzarri sul modello  2010-2011, con  poco giro palla e molte verticalizzazioni, tranne che in alcune fasi dove, non a caso, la squadra azzurra  ha mostrato qualche  incertezza.<br />
Mazzarri, secondo me,  per ottenere questo  ha lavorato moltissimo sul gioco e sulla testa di Inler( da me più volte auspicato). Lo svizzero,  infatti,nelle ultime gare, ha modificato  notevolmente il suo gioco, passando da giocate leziose e prevedibili ed indirizzate prevalentemente sui lati del campo,  ad un&#8217;interpretazione della gara più semplice con  moltissime verticalizzazioni indirizzate immediatamente verso gli attaccanti, in  particolar modo per Cavani. <br />
Pensate nelle analisi dei flussi di gioco ( cioè i passaggi che intercorrono tra i vari giocatori) Inler è passato da un 1 passaggio a Cavani durante una gara giocata male dal Napoli,  ai 10 di ieri sera.<br />
Questa ha significato il ritorno del Napoli (come spesso ho sostenuto sia l&#8217;hanno scorso che ad inizio della stagione corrente) ad utilizzare un gioco più idoneo per i propri calciatori, che  ha esaltato le ripartente degli attaccanti, e messo in difficoltà la difesa inglese sopratutto nella zona di Ivanovic.<br />
Chiaramente,oltre a queste ragioni, bisogna sottolineare al grande carica agnostica di giocatori come Campagnaro, Aronica Zuniga, l&#8217;esperienza di Cannavaro, il grande Lavoro di Hamsick a centrocampo, ed l&#8217;instancabile lavoro sugli esterni di Zuniga e Maggio.<br />
Nel ritorno questo Napoli non dovrebbe aver problema a Stanford Bridge, gli azzurri non dovranno assolutamente sbagliare l &#8216;approccio alla gara, cercando di giocare senza timore, ma con una attenzione massima, pronti a sfruttare gli ampi spazi che inevitabilmente saranno lasciati dagli inglesi che saranno costretti a sbilanciarsi sin dai primi minuti.<br />
E ora l&#8217;Inter&#8230;..</p>
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		<title>Dal mercato di gennaio un 4-2-3-1 stile Mourinho</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli su stampa nazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima di entrare nel valutazione di come sarà il mercato del Napoli ed i riflessi che avranno gli interventi effettuati dalla Società, vorrei tornare indietro nel tempo, a quando i responsabili del mercato del Napoli sostenevano che a gennaio era inutile acquistare poiché c’era poco materiale valido su cui investire. Incredibilmente si ribaltava la realtà, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di entrare nel valutazione di come sarà il mercato del Napoli ed i riflessi che avranno gli interventi effettuati dalla Società, vorrei<br />
tornare indietro nel tempo, a quando i responsabili del mercato del Napoli sostenevano che a gennaio era inutile acquistare poiché c’era<br />
poco materiale valido su cui investire. Incredibilmente si ribaltava la realtà, come spesso succede a Napoli. Si affermava che un giocatore<br />
non avrebbe avuto il tempo di ambientarsi, portando con se, inoltre, turbamenti e tensioni in un spogliatoio già coeso e amalgamato. Andatelo<br />
a raccontarlo al Milan, che, del mercato di metà anno, sembra di averne fatto un momento importante e fondamentale delle proprie<br />
strategie. Molto probabilmente la dirigenza milanista ha capito che il mercato di gennaio ti offre moltissime occasioni a costi più contenuti,<br />
contrariamente a ciò che affermavano i dirigenti azzurri ( vedi i vari Tevez, Borriello, Quagliarella, Pato, Amauri, ,Pizzarro, Maxi Lopez per<br />
citarne alcuni ). Ma la cosa più importante al mercato invernale, però, è che ogni squadra ha ben consolidata la propria classifica e, quindi,<br />
sa benissimo dove si dovrà intervenire ed in vista di quali obiettivi reali da raggiungere, e non per quelli che a luglio potevano essere solo<br />
auspicabili. In un certo senso il compito degli operatori di mercato é semplificato dalla realtà della classifica. Chiaramente chi é in testa alla<br />
classifica, per esempio, sa che deve operare scelte di un certo livello per mantenere la propria posizione, cercando di potenziarsi, quanto<br />
meno come i diretti concorrenti ( teoria del Velista). “Teorie solo teorie” affermava il DS azzurro, ma, come qualcuno del passato enunciava<br />
( mi sembra Keynes) .”ogni teoria deve essere dimostrata dai numeri” . E sono<br />
i numeri che hanno condannato il mercato di gennaio fatto dal Napoli<br />
nel passato: infatti la compagine azzurra ha perso sempre le posizioni<br />
di vantaggio acquisite sugli avversari nella prima parte<br />
del campionato. Persino l’ anno scorso, nel miglior campionato<br />
giocato dal Napoli nella storia del dopo fallimento,<br />
i partenopei hanno dovuto cedere qualche posizione<br />
rispetto al Milan ed all’Inter. È vero che il Napoli ha<br />
centrato comunque un risultato clamoroso, ma é lecito<br />
pensare che se a Napoli, oltre a Mascara, fosse<br />
giunto qualche altro calciatore importante, molto<br />
probabilmente si poteva sognare qualcosa di più.<br />
Per esempio, probabilmente, il Milan, senza Van<br />
Bommel e Cassano, non avrebbe vinto il campionato<br />
e l’Inter non si sarebbe ripreso il secondo<br />
posto senza ai gol di Pazzini. Inoltre<br />
questi giocatori, contrariamente ai luoghi comuni,<br />
hanno potuto anticipare il loro inserimento<br />
di un anno nelle strutture tattiche delle<br />
loro nuove società: vedi Matri nella Juve, Cassano<br />
nel Milan e Pazzini nell’Inter, che hanno<br />
potuto godere del vantaggio di conoscere già<br />
l’ambiente ed i compagni, facendo una partenza<br />
eccezionale.<br />
Ma torniamo al mercato degli azzurri che<br />
smentendo le proprie tesi del passato, ha piazzato<br />
un botto di fine anno acquistando il vice pallone<br />
d’oro sudamericano Vargas. Un giocatore che<br />
va a rinforzare l ‘attacco azzurro sia dal punto tattico<br />
che tecnico. Il Napoli che sta uscendo dal mercato<br />
di gennaio sembra molto simile a quello<br />
progettato da Mourinho all’Inter con giocatori<br />
come Pandev e Balotelli a fare da riserve a Etó,<br />
Milito e Sheneider. Quel progetto tattico che<br />
sembrava orientato al rafforzamento<br />
dell’attacco in termini di alternative ai<br />
titolari fu, invece, l’occasione per<br />
Mourinho di scoprire nuove alternative<br />
tattiche che prevedevano<br />
l’utilizzo di Sheneider alle<br />
spalle di tre attaccanti. Mi<br />
piace ricordare che il sottoscritto aveva intuito cosa aveva in testa l’allenatore nerazzurro e lo aveva scritto prima della gara che l’Inter<br />
doveva giocare a Napoli, qualche giorno prima del match di champions contro il Chelsea di Ancellotti. Credo che a Napoli si sia creata la<br />
stessa situazione con cinque grandi attaccanti in squadra a disposizione di Mazzarri. Sicuramente il tecnico azzurro non azzarderà subito<br />
l’utilizzo di quattro attaccanti contemporaneamente ad inizio gara. Questo strumento tattico potrebbe essere utilizzato probabilmente<br />
a partita iniziata, in alcune occasioni particolari, passando dalla difesa a tre centrali a quella con due centrali in un 4-2-3-1 sul modello<br />
interista:<br />
con Aronica schierato alla Chivu che in possesso di palla può scivolarein mezzo (con Cannavaro e Campagnaro) per compensare il<br />
movimento di Maggio stile Maicon a destra in centrocampo Gargano e Inler con il rombo d’attacco con Hamsik modello Scheneider dietro<br />
i tre tenori Pandev ad interpretare se stesso a destra, Cavani nelle vesti di Milito al centro dell’attacco e per finire Lavezzi o Vargas a<br />
sinistra nel ruolo di Etòò (vedi schema n.1). pL’alternativa sarebbe anche passare anche ad un 3-3- 4 offensivo con Maggio sulla linea di<br />
Pandev Cavani e Lavezzi con Hamsick alle spalle con Gargano ed Inler a supporto. vedi schema n.2 e n. 3<br />
Il problema per poter giocare con questo sistema (anche solo a partita iniziata) sta nel fatto che in mezzo al campo il Napoli ha un<br />
giocatore più predisposto all’organizzazione che non all’interdizione (Inler) mentre all ‘Inter in centrocampo vi erano prevalentemente<br />
Zanetti e Cambiasso due ottimi intenditori che garantivano grande copertura della difesa senza disdegnare di sostenere l’attacco.<br />
In questa ottica sembrerebbe opportuno cercare nel mercato invernale un calciatore<br />
con caratteristiche fisiche, tattiche e agonistiche molto<br />
simili a Gargano ( magari più temporeggiatore) per sostituirlo<br />
quando questi debba fermarsi, ma soprattutto<br />
per poter schierare un squadra con Hamsik<br />
più tre attaccanti. Nella rosa del Napoli comunque<br />
c’è Zuniga che potrebbe anche giocare<br />
da mediano d’interdizione, avendo tutte<br />
le caratteristiche sopra descritte.<br />
So che difficilmente Mazzarri si<br />
staccherà da un sistema di gioco che<br />
ha dato tante soddisfazioni, sia a Napoli<br />
che in altre squadre anche se, la<br />
difesa con due centrali é stata utilizzata<br />
spesso in situazioni, a parer mio,<br />
più complicate. In particolare quando<br />
il Napoli doveva recuperare il risultato.<br />
Questo dimostra che le difficoltà a<br />
cambiare sono più di natura psicologiche<br />
che tattiche, e cioè, si cambia<br />
quando sulla gara non grava la responsabilità<br />
del risultato positivo:<br />
per dirla in modo più semplice<br />
quando il risultato é già compromesso<br />
si può osare poiché non c’é<br />
più niente da perdere. Io sono<br />
convinto che Mazzarri abbia<br />
nella testa qualcosa del genere, sa<br />
benissimo che se vuol recuperare<br />
deve schierare i calciatori più importanti<br />
e siccome questi hanno caratteristiche<br />
più offensive, per farli<br />
giocare insieme, dovrà formare una<br />
squadra con una formazione più statica<br />
ricercando gli equilibri nel reparto di difesa<br />
con una grande copertura in centrocampo.<br />
Insomma nel futuro del Napoli vedo<br />
una perfetta sintesi tra il Mazzarri e Mourinho<br />
pensiero.</p>
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		<title>Avellino-Pisa: intervista a Pasquale Casale  doppio ex.</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 20:17:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[PISA Una gloria del Pisa di Romeo Anconetani risiede da anni a Cervinara, in provincia di Avellino, e non si farà sfuggire la sfida del Partenio Lombardi. Pasquale Casale è il doppio ex fra irpini e toscani, biancoverde in quattro stagioni separate (78-79, 84-85 e 86-87 da calciatore e 96-97 come allenatore) e nerazzurro per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PISA<br />
Una gloria del Pisa di Romeo Anconetani risiede da anni a Cervinara, in provincia di Avellino, e non si farà sfuggire la sfida del Partenio Lombardi. Pasquale Casale è il doppio ex fra irpini e toscani, biancoverde in quattro stagioni separate (78-79, 84-85 e 86-87 da calciatore e 96-97 come allenatore) e nerazzurro per due annate consecutive (81-82 e 82-83), parte del miglior Pisa di tutti i tempi (undicesimo in serie A).<br />
Casale, memorabili le sfide fra Avellino e Pisa nella massima serie, popolate da tanti calciatori passati da una sponda all&#8217;altra&#8230;<br />
«Oltre a me, Ugolotti, Boccafresca, Garuti. Mariani arrivò quando io andai via. Ricordo anche il pisano Benedetti e Ipsaro. Romeo aveva un buon rapporto con il presidente avellinese Sibilia».<br />
Cosa ricorda degli storici match fra le due squadre?<br />
«Mi ricordo di aver giocato con la maglia del Pisa contro l&#8217;Avellino. Fu un 2-0 per noi, decisivo per la salvezza con un gol segnato da Garuti».<br />
Com&#8217;è stato l&#8217;inizio di stagione dell&#8217;Avellino?<br />
«Io mi sono espresso favorevolmente su questa squadra da subito. Mister Bucaro ha incontrato qualche problema di ambientamento, fra risultati alterni e tante reti subite. Inizialmente cercava un gioco offensivo: da quando è diventato più accorto, con maggiore copertura la squadra si esprime meglio».<br />
Quali sono i giocatori più temibili fra i campani?<br />
«Millesi, De Angelis e Lasagna, se trovano spazio, sono molto pericolosi. L&#8217;ex milanista Zigoni è stato recuperato da un infortunio. Ricci è un buon terzino-mediano ed è stato segnalato proprio da me. Cardinale è un giocatore esperto, una sicurezza».<br />
Come valuta il mercato della società biancoverde?<br />
«Ha già acquistato qualche giovane. Moxedano, arrivato dalla Neapolis, è un ragazzo interessante. La società programma in modo oculato per non trovarsi nelle difficoltà del passato. Adesso bisogna vedere come la squadra reagisce alle due sconfitte. Una formazione con poca esperienza potrebbe trovare difficoltà».<br />
Lo stesso rischio che corre il Pisa, altro team reduce da una batosta&#8230;<br />
«In questi momenti un allenatore esperto come Pagliari può fare la differenza. L&#8217;Avellino avrà dalla sua parte il fattore ambientale: non ha il pubblico di una volta, ma il clima è caldo anche in tribuna».<br />
Massimo Berutto (Il Tirreno) 18 gennaio 2012</p>
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		<title>Un Nerazzurro da Raccontare</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 21:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torna il nostro appuntamento con la storia e con la rubrica “ Un Nerazzurro Da Raccontare “, prima di presentare il protagonista di oggi , vogliamo fare i nostri In Bocca Al Lupo , ad Aldo Agroppi che ieri a subito due operazioni dopo essere stato colpito da un infarto. Agroppi fu proprio l’ allenatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Torna il nostro appuntamento con la storia e con la rubrica “<strong> Un Nerazzurro Da Raccontare</strong> “, prima di presentare il protagonista di oggi , vogliamo fare i nostri In Bocca Al Lupo , ad Aldo Agroppi che ieri a subito due operazioni dopo essere stato colpito da un infarto. Agroppi fu proprio l’ allenatore della prima stagione in Nerazzurro  del personaggio che andiamo a raccontare, Signore e Signori, <strong>Pasquale Casale.</strong></p>
<p>Alle ore 18 del 16 Maggio 1976, il quarantaquattresimo campionato italiano di calcio è appena terminato. Il Torino ha conquistato il titolo di Campione d’Italia, grazie alle reti di Pulici e Graziani, mentre la Sampdoria si è salvata all’ultima occasione possibile, battendo in casa il Napoli per 2 a 1, in una partita che ha visto esordire fra le fila dei partenopei un giovane centrocampista cresciuto nel vivaio azzurro: il suo nome è Pasquale Casale che, a 17 anni, 2 mesi e 13 giorni, diventa il secondo calciatore italiano più giovane di sempre ad esordire in Serie A, secondo solo al golden boy, Gianni Rivera.</p>
<p><span id="more-544"></span>Nato a Napoli il 2 Marzo del 1959, Pasquale ama giocare da mezzala, ma sa disimpegnarsi bene in tutti i ruoli del centrocampo, le sue doti principali sono la grande prestanza atletica e un piede vellutato con il quale è capace di tracciare traiettorie precise ed imprendibili; voluto in Prima Squadra da Luis Vinicio e gettato nella mischia da Mr. Del Frati, a neanche un mese e mezzo di distanza dal suo esordio può anche alzare al cielo il suo primo trofeo: infatti, il Napoli conquista la Coppa Italia, travolgendo per 4 a 0 il Verona di Valcareggi nella finale di Roma del 29 Giugno, che garantisce anche l’accesso dei partenopei alla Coppa delle Coppe.</p>
<p>Al termine di questa indimenticabile stagione, dove ha potuto allenarsi e confrontarsi costantemente con campioni come Beppe Savoldi e Tarcisio Burgnich, la società decide di mandarlo in prestito in Serie C, per farlo definitivamente maturare. A richiederlo insistentemente è la lucchese del d.s. Anconetani, che ha molta fiducia nelle potenzialità di Pasquale, il quale lo ripaga immediatamente fornendo fin da subito buone prestazioni, che lo portano ben presto alla ribalta delle cronache e alla convocazione nella Nazionale Under 19, dove incontra altri astri nascenti del calcio italiano come i fratelli Baresi e Di Gennaro.</p>
<p>Il Girone B vede trionfare la Pistoiese che taglia il traguardo con ben 8 lunghezze di vantaggio sul Parma, secondo classificato; tuttavia la lucchese è protagonista di un buon campionato e chiude, con 40 punti, al quarto posto a pari merito con il Pisa.</p>
<p>Una volta conclusa la stagione in rossonero, con all’attivo 18 presenze e una rete, Pasquale torna a Napoli dove trova alla guida tecnica Gianni Di Marzio, allenatore proveniente dal Catanzaro.</p>
<p>Durante la stagione, Pasquale non ha molte occasioni per poter dimostrare il suo valore; in campionato, dove gli azzurri chiudono con un buon sesto posto che garantisce l’accesso alla Coppa Uefa, riesce a racimolare soltanto 3 presenze; mentre viene utilizzato con più frequenza in Coppa Italia, dove i ragazzi di Di Marzio riescono ad arrivare sino alla finalissima dell’otto Giugno persa per 2 a 1 con l’Inter.</p>
<p>All’avvio della stagione 1978/79, passa all’Avellino, squadra che per la prima volta disputa il campionato di Serie A e città di origine del padre e dove Pasquale ha anche passato alcuni anni della sua infanzia.</p>
<p>L’obiettivo degli irpini è senza dubbio quello di raggiungere la salvezza e, per ottenerla, la società ha deciso di puntare su Mr. Rino Marchesi. L’inizio di stagione non dei più facili, nelle prime tre giornate arrivano tre sconfitte che fanno presagire il peggio; ma la vittoria sul Verona alla quarta giornata restituisce fiducia al gruppo, che raggranellando punticini ogni qualvolta sia possibile e vincendo negli scontri diretti, riesce a conquistare la permanenza nella massima serie con 26 punti.</p>
<p>Anche in questa stagione, Casale si è visto spesso chiuso da centrocampisti più esperti come Boscolo, Galasso e Lombardi, ma nelle dieci volte in cui è stato chiamato in causa ha sempre fornito buone prestazioni; come nello scontro diretto del 14 Aprile contro il Lanerossi Vicenza, vinto per 2 a 1, in cui è stato determinante nella realizzazione della prima rete.</p>
<p>Capace di distruggere e costruire gioco, di dettare passaggi smarcanti e andare alla conclusione, le sue qualità sono indiscutibili e non passano inosservate agli occhi del Mister dell’Under 21 Azeglio Vicini che lo convoca per la partita del 14 Giugno contro l’Ungheria.</p>
<p>Un altro allenatore ad aver messo gli occhi su di lui è Gennaro Rambone, in forze al Catania che milita nel Girone B della C1; anche se non troppo entusiasmato dall’idea di scendere di ben due categorie Pasquale approda in terra sicula, per quella che si rivelerà poi essere una scelta azzeccatissima…</p>
<p>Infatti, dopo un avvincente campionato, il Catania di Massimino conquista una storica promozione in Serie B, tagliando per primo il traguardo con 44 punti, seguito a due lunghezze dal Foggia, anch’esso promosso in cadetteria. In questo campionato Pasquale ha potuto finalmente mettere in mostra le sue doti tecniche ed agonistiche, risultando determinante per la promozione. La sua strepitosa stagione viene anche impreziosita dalla sua costante presenza nell’under 21 di categoria, della quale è Capitano, e dalla conquista del Guerin d’Oro, assegnatogli a fine stagione come miglior giocatore del Girone.</p>
<p>Nella stagione successiva, l’obiettivo salvezza viene centrato con Pasquale Casale ancora una volta sugli scudi; il Catania risulta essere la peggior difesa del campionato con 50 reti subite, ma le 38 reti realizzate, molte delle quali grazie alle idee e alle imbeccate di Pasquale, consentono ai rossoblu di chiudere al tredicesimo posto, con due punti di vantaggio sul Lanerossi Vicenza, ultima retrocessa.</p>
<p>In questi due anni Casale ha mostrato una costante crescita e il suo ottimo rendimento ha incuriosito molti addetti ai lavori; uno dei più interessati al suo cartellino è una sua vecchia conoscenza, uno dei primi a credere in lui: Romeo Anconetani.</p>
<p>Romeo si trova al timone del Pisa dal 1978 e, dopo aver centrato la promozione in serie B alla sua prima stagione da Presidente, da due anni guida il Pisa in cadetteria dove ha ottenuto un quattordicesimo e un settimo posto.</p>
<p>Ma Romeo non si accontenta ed ha in mente grandi progetti, per la precisione: la Serie A!</p>
<p>Lo dichiara ad inizio stagione, dopo aver cambiato la guida tecnica; infatti Lauro Toneatto è stato sostituito dal giovane Aldo Agroppi, reduce da un bel sesto posto in Serie B conquistato a Pescara e dopo aver rinforzato la rosa con gli arrivi del terzino Riva, dell’attaccante Bertoni, dell’ala Todesco, di Attilio Sorbi e di Pasquale Casale, centrocampista “factotum” per il quale Romeo spende più di tutti.</p>
<p>Nelle amichevoli pre-campionato, il Pisa batte prima la Roma con un secco 2 a 0 e poi l’Inter per 3 a 2 e anche se sono solo amichevoli questi risultati fanno immediatamente infiammare la piazza, che ripone sempre più fiducia nel suo condottiero e profeta: Romeo.</p>
<p>All’esordio in campionato scende in campo all’Arena proprio l’ex squadra del nuovo Mister, il Pescara. Nel primo tempo i biancazzurri riescono a controllare senza grandi affanni un Pisa lento ed impacciato, ma nella ripresa Agroppi inserisce Viganò al posto di Ciardelli e la squadra cambia volto. Dopo solo dieci minuti, Todesco si invola sulla fascia e serve al centro, Casale stoppa con freddezza il pallone e lo gira all’incrocio dei pali, facendo esplodere l’Arena e realizzando la prima rete stagionale. Neanche il tempo di battere e Casale restituisce immediatamente il favore, servendo in profondità il velocissimo Todesco che infila ancora una volta il portiere Pacchiarotti con un diagonale imprendibile, che porta il risultato sul 2 a 0. A questo punto il Pisa, visto anche il gran caldo, contiene la gara e allo scadere va ancora una volta in gol con Bertoni, per quello che sarà il definitivo 3 a 0.</p>
<p>Nella giornata successiva i nerazzurri escono battuti per 1 a 0 dal Bentegodi e malgrado la sconfitta potesse essere più pesante; infatti, uno strepitoso Buso ha più volte impedito agli scaligeri di arrotondare il risultato, nessuno fa drammi.</p>
<p>Il Pisa torna all’Arena e distrugge gli ex-compagni di Casale (il Catania) con un perentorio 5 a 1; ma a questa roboante vittoria seguono ben 7 pareggi consecutivi, dove spesso il Pisa soffre, viene rimontato e dimostra numerose incertezze. Il primo a fare le spese di questa piccola crisi di risultati è Sergio Buso che viene sostituito tra i pali dal ventitreenne Mannini; inoltre Romeo rinforza la rosa inserendo nel gruppo il libero Vianello e l’attaccante Birigozzi.</p>
<p>Nella trasferta di Perugia dell’undicesima giornata il Pisa torna a brillare e, grazie ad un Vianello magistrale in fase di chiusura, ad un Casale vivacissimo sulla corsia di sinistra e alle reti di Alessandro Bertoni e Bergamaschi, i nerazzurri si aggiudicano l’intera posta in palio.</p>
<p>Nella partita successiva, nonostante la buona prova dei ragazzi di Agroppi, la samp riesce ad espugnare l’Arena, con un 2 a 1 che lascia l’amaro in bocca ai tifosi pisani, comunque consapevoli di avere una buona squadra; le buone prove di Bergamaschi, Gozzoli, Todesco e Casale, autore ancora una volta di una rete spettacolare, fanno capire che la strada intrapresa è sicuramente quella giusta.</p>
<p>Nella trasferta di Palermo il Pisa sfiora il colpaccio, in vantaggio di due reti si fa rimontare nella ripresa a causa di due minuti di autentica follia; ma la prova collettiva dei nerazzurri è ancora una volta da incorniciare e a spiccare su tutti è ancora una volta lui, Pasqualino “Settebellezze”, che si prende un bel 9 in pagella, viene definito come il prim’attore di una grande compagnia e inizia a guadagnarsi spazi personali sulle cronache locali.</p>
<p>“Sono già cinque domeniche – dichiara ai giornali- che vado bene. Certo oggi ho giocato senz’altro la mia migliore partita. Lo sapevo che avrei avuto bisogno di un po’ di tempo per esprimermi al meglio. Peccato, oggi dovevamo vincere. Ci è andata male.”</p>
<p>Sette giorni più tardi il Pisa fa visita alla Lazio di D’Amico; alla fine del primo tempo il Pisa si trova sotto di due reti, ma stavolta saranno i nerazzurri a rimontare, grazie ad una veemente reazione, concretizzatasi con le reti di Sorbi e di Casale.</p>
<p>Pasqualino è ancora una volta il migliore in campo e a parlar chiaro è la sua pagella: E’ sempre una lepre, tant’è che De Nadai soffre le pene dell’inferno per stargli dietro. Rapido, fremente, sorretto da una forma smagliante. Calcia il rigore con freddezza, infilando sicuro l’angolo. 8.</p>
<p>Dopo due trasferte arrivano due incontri casalinghi dove il Pisa batte prima le rondinelle bresciane per 2 a 1, dopodiché annienta il Lecce con un secco 3 a 0, dove a stagliarsi su tutti è ancora una volta Casale, diventato ormai l’autentico leader e trascinatore di questa squadra. Corre, lotta, imposta, suggerisce e segna ben 2 reti entrambe di pregevole fattura. Il Tirreno titola: ”Pasqualino Casale maragià di Pisa”.</p>
<p>Un bel punto conquistato con grinta e determinazione sul capo di Ferrara e poi di nuovo una stupenda vittoria, stavolta contro gli arancioni della Pistoiese, grazie ad un Todesco incontenibile autore di due reti.</p>
<p>Manca una sola giornata alla fine del girone d’andata e i nerazzurri si trovano al secondo posto, la piazza inizia a surriscaldarsi e a credere che l’ennesima profezia di Romeo possa di nuovo avverarsi e ben 5000 tifosi seguono Agroppi e i suoi ragazzi nella trasferta di Reggio Emilia.</p>
<p>Il Pisa risponde alla passione e al cuore dei suoi tifosi disputando la più bella partita esterna della stagione e portando via da Reggio due punti preziosissimi, che consentono di continuare la marcia verso la Serie A.</p>
<p>Il girone di ritorno si apre con un’altra importantissima vittoria esterna, che proietta i nerazzurri in testa alla classifica a pari merito con il Varese e Agroppi si affretta a gettare acqua sul fuoco nel tentativo di placare facili e deleteri entusiasmi dichiarando: ”Non illudiamoci, il campionato è ancora lungo.”</p>
<p>Dalla seconda alla sesta giornata, un’altra crisi di “pareggite” acuta affligge la squadra di Romeo, che dimostra comunque una grande solidità difensiva con il giovane Mannini in costante crescita; inoltre, muovendo costantemente la classifica, si mantiene stabilmente nelle prime posizioni.</p>
<p>Nella settimana che porta alla partita interna con la Cavese, una maga predice l’ennesimo pareggio. Il Pisa non è al top della forma e il primo tempo, povero di spunti e di incisività, ne è la prova; all’avvio della ripresa le occasioni clamorosamente fallite da Casale e Bertoni fanno pensare che la maga possa aver fatto anche qualcosa di più di una semplice previsione. Ma al decimo minuto Casale fa crollare anche gli esoterismi correggendo in rete una rovesciata di Bertoni e l’Arena esplode in un boato di liberazione.</p>
<p>Casale batte la maga titola Il Tirreno e lui stesso dichiara: ”Quella profezia mi aveva fatto stare in pena tutta la settimana……volevo la rete in tutte le maniere, per la squadra, per mio padre che oggi era allo stadio, per i tifosi.”</p>
<p>A fine partita Pasquale si reca negli spogliatoi dei suoi conterranei, per scusarsi del brutto scherzo che gli ha tirato e inoltre rimedia un passaggio fino a casa per sé e suo padre sul pulmann degli ospiti.</p>
<p>La marcia continua, il gruppo è affiatato e segue i dettami tattici dell’allenatore, il traguardo sembra più che mai raggiungibile e con il “Treno del Sud” (questo è il nuovo soprannome affibbiato dai tifosi a Casale) in queste condizioni di forma strepitosa potrebbe diventare realtà.</p>
<p>Pasquale è protagonista di un’altra prova magistrale nel 2 a 2 interno con il Perugia, dove realizza una doppietta e dove è indiscutibilmente il migliore in campo.</p>
<p>Segna ancora due reti quindici giorni più tardi, nel 3 a 1 con cui i nerazzurri liquidano il Palermo in un’Arena gremita come non mai, che ha fatto registrare il record d’incasso. Il Paradiso sembra davvero ad un passo e Agroppi dichiara, a fine partita, che saranno necessari altri 8 punti nelle restanti 6 partite per avere la matematica certezza.</p>
<p>Il primo arriva sette giorni più tardi nella gara interna contro i biancocelesti della Lazio, dove a segnare, ribadendo in rete una palla vacante in area e a stagliarsi su tutti, insieme a Garuti e Riva, è sempre lui, ancora una volta Pasquale Casale, autentico mattatore del campionato nerazzurro.</p>
<p>Quindi due 0 a 0 esterni con Brescia e Lecce, maturati all’insegna della prudenza assoluta e la vittoria interna contro la Spal, sofferta, cercata, voluta con piglio e determinazione che porta il Pisa con un piede in Serie A. Nel dopo partita Agroppi dichiara di volere altri quattro punti nelle restanti due partite, mentre un lapidario Romeo dichiara: “Ormai siamo promossi!”</p>
<p>Un Pisa freddo e calcolatore porta via un preziosissimo punto da Pistoia alla penultima di campionato.</p>
<p>Novanta minuti, mancano solo novanta minuti e Pisa potrà finalmente tornare ad urlare quel grido che è rimasto strozzato in gola per ben 13 anni: Serie A!</p>
<p>Un pubblico festante e trepidante accompagna i nerazzurri per tutta la partita; la Reggiana, oggi di scena all’Arena, si accontenta del punto e la partita scivola via senza sussulti, ma al momento del triplice fischio dell’arbitro Lo Bello la città esplode in una gioia incontenibile che dallo Stadio si riversa in tutta la città in un baleno.</p>
<p>Il ritrovo è fissato in Piazza dei Miracoli un’ora dopo la fine della partita, Romeo arriva a bordo di una Jeep facendosi largo fra la folla grazie a due moto della polizia che cercano di avanzare a sirene spiegate. Sale insieme a Donati, Capitan Gozzoli ed Agroppi in cima alla Torre, dalla quale vengono calate tre bandiere: una tricolore, una nerazzurra e una rossocrociata.</p>
<p>Quindi scende e come suo solito arringa la folla, ringraziando tutti, in primis i tifosi, dicendo che si sarebbe messo immediatamente al lavoro per la Serie A e dando appuntamento per l’anno successivo per festeggiare di nuovo. La festa si protrae fino al mattino con interminabili caroselli che coinvolgono tutta la città e la provincia, un vero tripudio, una gioia infinita per festeggiare il ritorno dei nerazzurri nel calcio che conta.</p>
<p>Il bilancio di fine stagione è veramente ottimo: secondo posto a pari merito con la sampdoria con 47 punti, solo 3 sconfitte in 38 incontri e la seconda miglior difesa del campionato con solo 26 reti subite. Capitan Gozzoli ha guidato in modo magistrale il centrocampo per tutta la stagione, Secondini, Garuti e Vianello si sono dimostrati quasi sempre insormontabili; il giovane Mannini è cresciuto di partita in partita diventando sempre più determinante e sicuro, mentre Bergamaschi con i suoi dribbling ubriacanti, Todesco con la sua velocità e Bertoni con la sua rapidità in area, hanno reso la vita difficile a tutti i difensori che hanno incontrato sul loro cammino. Ma l’uomo in più, la punta di diamante, il pezzo da novanta di questa stagione è stato senza dubbio Pasquale Casale: dinamico, grintoso, mai domo e autore di ben 15 reti (record per un centrocampista in Serie B), è stato il vero trascinatore dei nerazzurri verso la promozione.</p>
<p>La prima grande novità della nuova stagione è il cambio di guida tecnica: Agroppi viene sostituito da Luis Vinicio, allenatore proveniente dall’Avellino che Casale conosce molto bene; la rosa viene rinforzata con il ritorno di Occhipinti dal Como, l’arrivo di Ugolotti dalla Roma e l’acquisto di due stranieri, il danese Berggreen e l’uruguayano Caraballo.</p>
<p>Dopo aver raccolto un buon punto sul campo di Cesena alla prima giornata, il Pisa debutta fra le mure amiche sfidando il Napoli di Krol e Diaz. L’Arena è gremita e sospinge i nerazzurri, al 29′ Bruscolotti svirgola la palla che viene raccolta da Casale…dribbla Celestini…si allarga sulla sinistra e lascia partire un tiro imprendibile che trafigge Castellini, realizzando per il secondo anno consecutivo la prima rete stagionale. Le due squadre vanno al riposo sul 1 a 0 e nel secondo tempo la musica non cambia: il Pisa imbriglia il Napoli e a venti minuti dalla fine riesce anche a raddoppiare, ancora una volta con Casale che realizza il rigore decretato per l’atterramento di Todesco. A otto minuti dalla fine, Vinicio concede la standing ovation a Pasqualino Settebellezze che viene rilevato da Caraballo al suo esordio assoluto in Italia.</p>
<p>Come accaduto nella scorsa stagione, Casale ha ancora una volta affondato i suoi conterranei e stavolta proprio nel giorno di San Gennaro; per i nerazzurri è stato un vero trionfo, autori di un’ottima partita dove, oltre a Casale, si sono particolarmente distinti Sorbi, dinamico e preciso, Occhipinti, autentico uomo ovunque e Klaus Berggreen, agile, scattante e sempre pericoloso.</p>
<p>Il pareggio di Ascoli (2-2) e la vittoria interna contro i blucerchiati (3-2), che vede il danese Berggreen realizzare una doppietta, portano il Pisa in vetta alla classifica e costringono la rosea Gazzetta ad occuparsi dei nerazzurri, titolando: “Pisa, mai così in alto. La Samp priva dei suoi stranieri Francis e Brady si deve arrendere ai toscani trascinati da Berggreen.”</p>
<p>Ancora un bel punto esterno conquistato in quel di Cagliari con ancora Berggreen goleador e poi arriva la prima sconfitta della stagione, subita dal Verona che riesce ad espugnare l’Arena grazie ad una rete di Penzo. Ma nessuno si scompone, anzi, arrivano i complimenti del Presidentissimo che a fine partita dichiara: “Nerazzurri bravi, si sono battuti con coraggio”.</p>
<p>A questo punto i ragazzi di Vinicio hanno davanti a loro un vero e proprio ciclo di ferro, in tre settimane dovranno affrontare rispettivamente Inter, Roma e Juventus. Con l’Inter di Altobelli e Beccalossi, il Pisa domina in lungo e in largo, con un Casale in grande spolvero e con un Berggreen ancora una volta in veste di bomber, pronto a ribadire in rete una corta respinta di Bordon; ma, nell’unica svista difensiva della giornata, i milanesi riescono a pareggiare con Bagni, portando a casa un insperato ed immeritato pareggio. Nelle altre due sfide, entrambe giocate in trasferta, il Pisa non raccoglie punti, ma disputa due ottime gare, mettendo spesso in crisi, con la sua dinamicità e i suoi rapidi rovesciamenti di fronte, le due armate del campionato.</p>
<p>Un Pisa rabbioso e determinato tenta di tornare alla vittoria nel match successivo, ma la difesa del Catanzaro riesce a resistere alle continue incursioni e al forcing costante dei Nerazzurri, che raccolgono comunque molti elogi, fra cui anche quelli del capitano giallorosso Santarini: “La squadra di Vinicio è la migliore che abbiamo incontrato fino ad oggi”.</p>
<p>Sette giorni più tardi arriva un altro pareggio che lascia l’amaro in bocca: sul campo di Udine, il Pisa impressiona per la mole di gioco creata, con Casale e Sorbi autentici padroni del campo, ma dopo essere passati in vantaggio, vengono raggiunti grazie ad una magistrale punizione di Surjak, che trafigge un incolpevole Mannini con un’autentica cannonata. In ogni caso le prestazioni sono ottime e stavolta a tessere le lodi dei ragazzi di Vinicio è Romeo che dichiara: “E’ inutile, siamo bravi!”</p>
<p>In ogni caso, malgrado l’ottima organizzazione di gioco e le buone individualità dimostrate, la classifica inizia a farsi pericolosa e la vittoria nel prossimo match, che si disputerà all’Arena contro l’Avellino, dovrà essere conquistata ad ogni costo.</p>
<p>La molta pioggia caduta in settimana ha reso il campo dell’Arena una vera palude e i giocatori sguazzano nel fango e l’inaugurazione della nuova copertura della tribuna non poteva essere più opportuna. Nel primo tempo Casale e i suoi compagni non riescono a scardinare la difesa irpina, ma al 16′ della ripresa Sorbi imbecca Garuti su calcio piazzato, il potente difensore stacca di testa e trafigge il giovane Tacconi, riscaldando un’infreddolita Arena; il Pisa non si accontenta e continua a spingere, arrivando al raddoppio alla mezz’ora con Berggreen, servito ancora una volta da Sorbi, per il definitivo 2 a 0 che sancisce il ritorno alla vittoria dei nerazzurri dopo otto giornate.</p>
<p>Il finale del girone di andata non porta né gioie, né punti, giungono infatti tre sconfitte subite rispettivamente da Genoa, Torino e fiorentina.</p>
<p>La serie negativa viene interrotta alla prima di ritorno, contro il Cesena, dove un Pisa nervoso e contratto riesce comunque a portare a casa la vittoria in una partita scialba, grazie ad un acuto di Klaus Berggreen; altri due punti importantissimi giungono due settimane più tardi contro l’Ascoli, dove a regalare la vittoria è un “sinistraccio” di Riva che sorprende il portiere Brini a cinque minuti dal termine.</p>
<p>Nella tre partite successive il Pisa raccoglie un solo punto contro il Cagliari, la squadra sembra fuori forma e gli acciacchi di alcune delle pedine più importanti limitano notevolmente la brillantezza di gioco dimostrata ad inizio stagione; inoltre, anche la sfortuna sembra essersi accanita contro i nerazzurri ed i tre pali colpiti a Verona nella partita persa per 2 a 1 ne sono l’emblema. Nonostante questo la squadra rimane fiduciosa ed il primo ad infondere ottimismo è proprio Romeo: “Purtroppo ci perseguita la sfortuna. La classifica è la nostra nemica più spietata. Diciassette punti sono pochi…penso che questo Pisa possa rifarsi prestissimo, almeno che non intervengano di nuovo folletti maligni”. Vinicio lo segue a ruota: “La reazione c’è stata ed è stata vibrante. Questo fa ben sperare. Faremo quattro punti nelle prossime tre partite.”</p>
<p>Sarà un’impresa veramente ardua visto che nelle prossime tre partite Vinicio e i suoi ragazzi dovranno vedersela di nuovo con le prime della classe: Inter, Roma e Juventus.</p>
<p>Il 6 Marzo il Pisa si reca in quel di Milano per affrontare l’Inter e fin dalle prime battute dimostra di aver ritrovato la condizione, imbrigliando i padroni di casa e costringendoli costantemente sulla difensiva. Nel primo tempo Sorbi e Berggreen sfiorano la rete; nel secondo, l’uscita del libero Bini destabilizza ulteriormente la difesa dell’Inter, che è costretta a capitolare a venti minuti dalla fine, quando Casale, servito da Todesco, gira a rete e trafigge Bordon, grazie anche alla deviazione di Marini. Il Pisa è padrone del campo e sul finale di partita sfiora per un paio di volte il raddoppio, al momento del triplice fischio di chiusura, l’esplosione di gioia dei ragazzi di Vinicio e dei tremila tifosi giunti a San Siro da Pisa è incontenibile, consci di aver compiuto una vera e propria impresa che rimarrà scolpita nella storia. Nel post partita un raggiante Vinicio dichiara: “Il Pisa è vivo e sa ruggire!”.</p>
<p>Una settimana dopo un’Arena debordante di pubblico accoglie la Roma di Liedholm, che cinica e spietata piega un Pisa battagliero e volenteroso con le reti di Falcao e Di Bartolomei, lasciando Casale e i suoi compagni a 19 punti, al terzultimo posto in compagnia del Napoli.</p>
<p>E’ il turno della Juventus di Platini e Boniek; l’afflusso allo stadio inizia sin dalle prime ore del mattino e al fischio d’inizio l’Arena è ancora una volta stracolma e bramosa di punti. Il Pisa fa il diavolo a quattro chiudendo ogni varco possibile e ripartendo con velocità, Massimi respira per tutta la partita sul collo di Platini, annullando il francese; Berggreen, Occhipinti e Casale si rendono protagonisti di una partita all’insegna della generosità, ripiegando costantemente in difesa, senza però rinunciare mai a proporsi in fase offensiva. La vecchia Signora, disorientata e spiazzata da cotanto dinamismo, non riesce a combinare niente di buono e alla fine il Pisa strappa un meritatissimo e pesantissimo punto. Romeo nel dopo partita dichiara: “Visto? Siamo più forti dell’Aston Villa!”, caduta pochi giorni prima sotto i colpi dell’armata bianconera.</p>
<p>Sull’onda dell’euforia e della ritrovata condizione atletica il Pisa si presenta a Catanzaro, dove domina per tutti i novanta minuti e va per due volte a segno: prima con Mariani e poi con Casale che deposita in rete a porta sguarnita dopo un velo di Birigozzi, portando sotto la Torre due punti importantissimi per la salvezza. Due punti in tre partite sono il viatico con cui il Pisa si presenta a Torino per affrontare i Granata, la salvezza è veramente ad un passo, ma non è possibile commettere errori, mancano solo due giornate.</p>
<p>A sostenere i nerazzurri arrivano ben 5000 tifosi da Pisa. Il primo tempo vede le due squadre studiarsi, senza regalare mai vere e proprie emozioni al pubblico; nella ripresa un Torino scriteriato lascia molto campo al Pisa, che cinico e spietato, approfitta della situazione. Siamo al 59′, Casale ruba palla a Dossena e innesca Todesco sulla fascia destra, il biondo attaccante nerazzurro si invola verso la porta, Terraneo tenta l’uscita alla disperata, ma viene superato da un pregevole pallonetto, che porta in vantaggio i nerazzurri e fa esplodere la gioia dei 5000, fra i quali si trova anche Romeo.</p>
<p>Dieci minuti più tardi è ancora Pasqualino Settebellezze a creare scompiglio nella difesa granata, avanzando fino alla linea di fondo per poi toccare indietro per l’accorrente Sorbi che al volo infila Terraneo per la seconda volta; nella curva nerazzurra è il tripudio, Romeo accusa un piccolo malore si accascia al suolo, ma in men che non si dica torna in piedi, pronto a continuare a sostenere la sua squadra come il più sfegatato degli ultrà.</p>
<p>Ormai il Torino è in balia del Pisa e nei venti minuti che restano rischia più volte l’imbarcata; quando Agnolin decreta la fine delle ostilità la sentenza è definitiva, inappellabile: il Pisa di Romeo è salvo!</p>
<p>La gioia sugli spalti ed in campo è incontenibile, negli spogliatoi si brinda a champagne e per tutti i protagonisti ci sono baci ed abbracci, Vianello urla: “Stasera non dormo!”, nel frattempo Casale si rende conto di essersi infortunato alla tibia durante le esultanze, ma poco importa; Vinicio entra negli spogliatoi e grida: “Adesso ragazzi tutti in ritiro!”, scatenando le risa dell’intera squadra. Arriva anche Romeo e viene accolto come un vero eroe, chiede di avere accanto a sé Vinicio e prepara il libretto degli assegni, ne stacca uno da 370 milioni e lo consegna all’allenatore, comunicando così di fatto alla squadra che il premio salvezza è stato raddoppiato!</p>
<p>La festa continua a Pisa e la partita che chiude la stagione, contro la Fiorentina, è solo una meritatissima passerella per i protagonisti di questa magnifica ed indimenticabile annata, di cui Romeo è l’indiscusso artefice.</p>
<p>Per Pasquale è stata ancora una volta un’annata da incorniciare, autore di 5 reti e autentico punto di riferimento della squadra, per lui sono arrivate anche tre convocazioni nell’under 21 di Vicini dove ha realizzato anche una rete, nella gara contro la Romania del 27 Ottobre.</p>
<p>Durante l’estate Ferlaino bussa alla porta di Romeo e apre la trattativa che di lì a poco riporta Pasquale all’ombra del Vesuvio, dove disputa una buona stagione e, coadiuvato da Dirceu, Palanca e Krol, raggiunge un’altra meritata salvezza. Nella stagione successiva, con l’arrivo del Pibe de Oro e di molti altri centrocampisti come De vecchi e Bagni, Casale si vede chiuso e si trasferisce all’Avellino.</p>
<p>Ma anche qui finisce col trovare poco spazio, a causa della presenza di forti centrocampisti come Colomba e Tagliaferri e dell’esplosione di Nando De Napoli e finisce col racimolare solo 14 presenze, nel campionato che vede l’Avellino salvarsi sul filo di lana.</p>
<p>Decide quindi di cambiare nuovamente casacca e si accorda con il Cagliari, società di Serie B che punta decisamente alla promozione. Ma malgrado i proclami di inizio stagione e l’allestimento di un rosa forte, i problemi occorsi alla società sarda durante l’annata finiscono con l’inficiare gravemente il campionato ed i rossoblu arrivano addirittura a sfiorare la retrocessione, salvandosi solo nelle ultime giornate.</p>
<p>All’avvio della stagione 1986/87, Luis Vinicio approda ad Avellino e richiama con sé Casale, che in tutta fretta lascia la Sardegna pronto a disputare un’altra stagione di Serie A. Vinicio compie un altro miracolo e porta gli irpini fino all’ottavo posto, a soli cinque punti dalla zona Uefa, conquistando con larghissimo anticipo la salvezza. Ma nonostante la gioia per un campionato magnifico, per Casale, le occasioni di scendere in campo sono state veramente poche e oltretutto il rinnovo di contratto sembra non arrivare.</p>
<p>Accetta quindi, forse un po’ troppo frettolosamente, il contratto propostogli dal Sorrento che milita in C2, con i quali disputa l’intero campionato chiuso al quinto posto.</p>
<p>La stagione 1987/88 vede Pasquale cambiare ancora una volta maglia, giunge al Benevento dove con un manipolo di ragazzini riesce a salvare i giallorossi, che verranno poi retrocessi a fine stagione per inadempienze finanziarie.</p>
<p>Nella stagione successiva viene tesserato dall’Ischia Isolaverde ed in quella che sarà la sua ultima stagione da calciatore giunge purtroppo anche la retrocessione in C2 dei gialloblu.</p>
<p>Non appena dismessi i panni di calciatore, Pasquale indossa quelli di allenatore iniziando proprio dalla società con cui aveva concluso: l’Ischia Isolaverde. Allena gli isolani per tre stagioni, dopodiché passa all’Avellino dove ottiene un dodicesimo posto nel campionato di C1. Quindi un anno a Castellammare dove migliora il suo ranking piazzandosi al sesto posto e una stagione a Catania conclusasi con il decimo posto in graduatoria (C1). Ancora un anno di C1 nel 1999/00 con l’Andria, salva solo dopo i play-out, quindi le esperienze con Cavese, Gela e Nocerina.</p>
<p>Attualmente Pasquale scrive di calcio e chissà se è in cerca di una squadra, in ogni caso i due anni passati a Pisa sono stati per lui i migliori della sua carriera e qui verrà sempre ricordato come colui che guidò in nerazzurri alla storica promozione del ’81/82, come Pasqualino Settebellezze, come il Treno del Sud; 68 presenze e 20 reti sono il suo bottino in nerazzurro, ma i numeri contano poco, quello che conta sono i ricordi, le sensazioni, le emozioni e quelle che ci ha lasciato Pasquale sono senza dubbio magnifiche ed è per questo che Pasquale Casale è sicuramente Un Nerazzurro da Raccontare.</p>
<p><strong>Senio Calvetti</strong></p>
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